Parrocchia di Venera


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ANNO C

DAL VANGELO



1^ DOMENICA AVVENTO
(Lc 21, 25-36)

Grandi segni accompagneranno la venuta del Signore:
sole, luna, stelle, terra e mare, gli renderanno onore.
Le potenze dei cieli saranno fatte nuove,
verrà la gloria di Dio, che ogni cosa muove.
Quando succederà tutto questo, siate certi,
pace, libertà e vita nuova vi saranno offerti.
Allora alzatevi, e levate il capo con speranza,
perchè la vostra liberazione già avanza.
Come il fico, quando fiorisce, annuncia l'estate,
così da queste cose, badate bene e ascoltate:
il Regno di Dio è ormai molto vicino,
non temete se il mondo sembrerà in declino.
Il cielo e la terra passeranno sicuramente,
ma le mie parole si realizzeranno pienamente.
State attenti che i vostri cuori non diventino pesanti
per affanni, piaceri e desideri pressanti.
Certamentte quel giorno sarà improvviso,
e a nessun uomo sarà dato preavviso.
Ma voi vegliate e pregate ogni momento,
e sarete pronti anche a tale avvenimento.








2^ DOMENICA AVVENTO (Lc 3, 1-6)

Nell'anno quindicesimo di Cesare Tiberio,
in tutta la Giudea ardeva un desiderio:
vedere il Messia liberare il suo popolo
da tanti padroni privi di ogni scrupolo.
Giovanni prepara la via, gridando nel deserto:
<<Egli viene presto, tenete il cuore aperto>>.
Raddrizzate i suoi sentieri,
purificando i vostri pensieri,
e dell'ingiustizia colmate i burroni,
facendo solo gesti buoni.
Saranno diritte le strade del Signore,
abbassati i monti dell'umano furore.
Ogni uomo vedrà di Dio la salvezza,
e con lo Spirito volerà,
al di sopra di ogni altezza.



3^ DOMENICA AVVENTO (Lc 3, 10-18)

In quel tempo le folle interrogavano Giovanni,
su come liberarsi del peso di tanti affanni.
Egli a tutti rispondeva con forza e verità,
dicendogli di crescere in giustizia e carità.
A chi ha più potere, si deve persuadere,
che il compito richiesto, è di essere onesto.
A chi è più forte, si aprono molte porte,
ma chi ascolta il Signore,
non può essere aggressore.
Tutti chiedevano se Giovanni era il Messia,
e lui rispondeva senza alcuna ipocrisia:
io vi battezzo con acqua, qui nel deserto,
un altro vi condurrà, per altra via di certo.
Costui avrà lo Spirito e una voce di fuoco,
per questo io resterò, ancora molto poco.
Egli farà chiarezza, tra il grano buono e cattivo,
e la cattiveria brucerà, in modo sbalorditivo.
Molte altre cose Giovanni diceva alla gente,
e quella si convertiva, in modo via via crescente.









4^ DOMENICA AVVENTO (Lc 1, 39-45)

In quei giorni Maria si mise in viaggio,
la cugina Elisabetta visitò nel suo villaggio.
Entrata in casa salutò la sua parente,
e la sua voce aveva una notizia splendente.
Appena Elisabetta ebbe udito il saluto,
il suo bambino ebbe un gioioso sussulto.
Elisabetta fu piena di Spirito Santo,
mai aveva conosciuto un tale incanto.
Esclamò a gran voce rivolta a Maria:
<<Tu hai portato a me tanta allegria>>.
Fra tutte le donne tu sei benedetta,
in te è la promessa che è stata predetta.
Benedetto è il Figlio che tu stai aspettando,
e onore alla nostra casa, che tu stai aiutando.
Beata tu sei, madre del Signore altissimo,
perchè alle sue parole hai creduto prestissimo.



SANTO NATALE (Lc 2, 1-14)

Al tempo di Cesare Augusto,
Gesù nasce in un paese proprio angusto.
L'imperatore aveva ordinato un censimento,
e dappertutto c'era un gran movimento.
Maria e Giuseppe erano andati in Giudea
e lì Gesù nasce, in una piccola città ebrea.
Egli nasce in una mangiatoia per animali,
perchè non c'era posto per lui, negli alberghi locali.
Egli nasce di notte, mentre vegliano dei pastori,
che sono i primi testimoni ed i suoi visitatori.
Un angelo ha loro annunciato una gioia appena nata,
e i pastori ogni paura hanno subito abbandonata.
Quella gioia sarà per tutti, dice l'angelo del Signore,
e i pastori sono i primi, ad andare con stupore.
E mentre vanno, una moltitudine celeste
loda Dio e canta, con la gioia di mille feste:
<<Gloria a Dio in cielo e pace in terra>>,
perchè l'uomo è salvo, se a Lui si afferra.








SANTA FAMIGLIA (Lc 2, 41-52)

Per il tempo di Pasqua, i genitori di Gesù,
ogni anno, a Gerusalemme, salivano sù:
andavano al tempio per la grande festa
e a 12 anni portarono Gesù, che lì ci resta.
Quando se ne accorgono, tornano in città,
e per tre giorni lo cercano in ogni contrà.
Poi finalmente lo trovano nel tempio,
mentre coi maestri parla e chiede esempio.
E quando la madre gli chiede spiegazioni,
lui dice che per il Padre sono le sue attenzioni.
Maria e Giuseppe non capiscono tutto adesso,
di quel figlio che con loro cresce sottomesso.
Ma Maria conserva tutto nel suo cuore,
mentre Gesù continua a crescere nell'amore.





SANTA MADRE DI DIO (Lc 2, 16-21)

Andarono i pastori a vedere un bimbo avvolto in fasce,
poi riferirono a tutti del mistero che ora nasce.
Poi tornando alle loro case, Dio lodavano,
dicendo parole nuove, che lo glorificavano.
E la gente che li incontrava e li udiva,
di quelle cose raccontate, molto si stupiva.
Maria custodiva tutto nel suo cuore,
meditando questo grande mistero d'Amore.
Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù,
come aveva indicato l'angelo, al tempo che fu.











FESTA DELL'EPIFANIA (Mt 2, 1-12)

Nato Gesù, alcuni magi vennero fin laggiù;
avevano visto una gran stella spuntare
e ora il Bambino volevano adorare.
Chiesero notizie al re Erode,
senza sapere che in lui c'era solo frode;
seppero che il profeta parlava di Betlemme,
e lì si recarono con le loro gemme.
La stella guidava il loro cammino
e poi si fermò dove stava il Bambino.
I magi erano pieni di una gioia grandissima:
ormai la loro meta era vicinissima.
Videro il bimbo con sua madre vicino
e li salutarono con un profondo inchino.
Poi offrirono in dono oro, mirra e incenso
e tutto per loro aveva un nuovo senso.
Anche tornare alla loro vita in oriente,
dopo aver visto il Signore di ogni gente.



BATTESIMO DEL SIGNORE (Lc 3, 15-22)

Tutto il popolo era in attesa
e sperava nella fine di ogni contesa.
Ma Giovanni li battezza nel Giordano,
poi indica un altro che si avvicina piano piano.
Sarà lui a battezzare con il fuoco,
e con lo Spirito Santo che scenderà tra poco.
E mentre Gesù aspetta in preghiera,
si apre il cielo e parla con voce sincera:
<<Tu sei il Figlio mio tanto amato,
desidero che tu sia ascoltato>>.























2^ TEMPO ORDINARIO (Gv 2, 1-11)

Ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea,
e Gesù, con Maria, era alla lieta assemblea.
Venuto a mancare il vino della festa,
la madre verso il Figlio subito si appresta:
delicatamente, gli fa notare il problema,
aspettando poi, con la solita fiducia estrema.
Per Lui non è ancora arrivato il momento,
di rivelarsi al mondo, senza più nascondimento.
Ma la madre dice ai servi
di obbedire ai suoi comandi,
tenendosi pronti, qualunque cosa domandi.
Sei anfore di pietra, Egli dice di riempire
di acqua fino all'orlo, ma a che potrà servire?
Poi dice di attingere, proprio da quei vasi,
e al capotavola loro portano quei travasi.
Appena assaggiato ebbe di quel vino,
il capo del banchetto gustò un sapore divino.
Chiamò subito lo sposo per lodare quanto fatto,
che non era abitudine solita, niente affatto:
tenere il vino migliore per la fine della giornata,
quando la compagnia è ormai già assonnata;
sembrerebbe uno spreco di bevanda preziosa,
ma è sicuramente una regalìa generosa.
Così Gesù iniziò i suoi segni miracolosi,
e i suoi discepoli videro i primi momenti gloriosi.


3^ TEMPO ORDINARIO (Lc 1, 1-4 e Lc 4, 14-21)

Molti hanno raccontato quanto trasmesso dai testimoni,
scrivendo una storia chiara, ricordo dei primi sermoni.
Ora anch'io mi appresto a questa narrazione attenta,
dopo aver cercato fin dalle fondamenta.
Spero che quanto scritto possa a te servire,
e di molte cose il senso ti faccia apparire.
In quel tempo Gesù tornò nel suo paese,
ed in tutta la regione la sua fama si accese.
Con la forza dello Spirito insegnava alla gente,
che in ogni sinagoga lo ascoltava prontamente.
Un sabato a Nazaret lesse le parole del profeta Isaia,
che tanti anni prima aveva predetto il Messia.
C'era scritto sul rotolo: <<Lo Spirito è su di me>>,
questo lieto annuncio sarà portato da un re;
per i ciechi la vista e agli oppressi libertà,
la liberazione per tutti, è il dono che lui darà.
Finita la lettura la gente era in attesa,
ma nessuno era pronto ad una tale sorpresa:
sentire Gesù dire, con grande semplicità:
<<Io oggi vi porto questa promessa felicità>>.













4^ TEMPO ORDINARIO (Lc 4, 21-30)

Nel paese di Nazaret la gente era stupita,
perchè nella sua mente un'idea era scolpita:
il figlio del falegname come poteva osare
al Messia promesso sè stesso paragonare?
Si attendevano miracoli per poter vedere,
non semplici parole per farsi persuadere.
Ma Gesù gli ricorda dei profeti lontano inviati,
perchè nel loro paese sono stati rifiutati.
Come Elia che solo, nella straniera Sidone,
aiutò una vedova, portando la guarigione.
Ed Eliseo che guarì il lebbroso siriano,
ma in Israele non sanò alcun cortigiano.
A quelle sue parole tutti si sdegnarono,
e a cacciarlo fuori subito si precipitarono.
Giù dal burrone lo volevano perfino buttare,
ma in mezzo a loro passò, senza più sostare.



5^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 5, 1-11)

Alla gente Gesù parlava, sulle rive del piccolo mare,
e una folla faceva ressa, perchè lo voleva ascoltare.
Salito su una barca di pescatori stanchi,
parlò da lì, a quegli uomini semplici e franchi.
Poi disse di prendere il largo e in mezzo al mare,
gettare le reti di nuovo e mettersi a pescare.
Simone il pescatore, che possedeva quella barca,
di quella strana richiesta, l'inutilità rimarca.
Ma per le parole di un Maestro così sapiente,
egli è pronto a faticare, e a non chiedere niente.
Invece le reti gettate si riempiono di pesce,
tanto che per il peso a tirarle non si riesce.
Allora altri compagni chiamano ad aiutare,
ed il pesce è così tanto che si rischia di affondare.
Quella pesca eccezionale riempie tutti di stupore,
specialmente Simon Pietro, che si ritiene un peccatore.
Ma Gesù gli dice: <<Non temere e non ti preoccupare,
d'ora in poi gli uomini io ti farò pescare>>.
Simone e i suoi fratelli non capiscono quel che vuol dire,
ma lo stesso lasciano tutto, perchè lo vogliono seguire.









1^ DOMENICA QUARESIMA (Lc 4, 1-13)

In quel tempo Gesù fu guidato
nel deserto, per essere tentato.
Lo Spirito Santo lo accompagnava
e per 40 giorni lui digiunava.
Quando alla fine ebbe fame,
il diavolo lo tentò con il pane:
per avere lui e tutti da mangiare,
delle pietre poteva anche trasformare.
Ma Gesù gli ricorda la parola scritta:
<<Non solo il pane tiene l'uomo in vita>>.
Il demonio gli mostra allora potere e gloria
ed in cambio fa una richiesta perentoria:
essere adorato come l'essere supremo,
per soddisfare ogni desiderio estremo.
Ma Gesù gli risponde con una ammonizione:
<<E' scritto: solo a Dio, tu farai adorazione>>.
Il diavolo lo porta allora nella città santa,
e dall'alto del tempio un sacro potere accampa:
gettarsi nel vuoto e per miracolo scampare,
sorretto dagli angeli che lo faranno volare.
Ma Gesù gli dice:
<<Non tentare il Signore tuo Dio>>
e il diavolo se ne va,
ma di un'altra prova fa rinvio.


2^ DOMENICA QUARESIMA (Lc 9, 28-36)

In quel tempo Gesù salì sul monte a pregare
e anche Pietro, Giacomo e Giovanni decise di portare.
Mentre pregava il suo volto cambiò di aspetto
e una luce sfolgorante anche il suo abito rese perfetto.
Accanto a lui comparvero Mosè ed Elia,
e parlavano dei prossimi passi sulla dolorosa via.
Pietro e i compagni che dormivano per la stanchezza,
al vedere la sua gloria si svegliarono nella bellezza.
Avrebbero anche fatto per loro tre tende,
per restare in quel luogo di emozioni stupende.
Ma mentre parlavano una nube li avvolse,
e un sacro timore la loro mente travolse.
Dalla nube una voce diceva chiaramente:
<<Questi è mio Figlio, ascoltatelo prontamente>>.
E quando alla fine restarono da soli,
discesero dal monte, verso altri suoli.
Non parlarono con nessuno di quel fatto misterioso,
fino al momento previsto, dell'evento più glorioso.
















3^ DOMENICA QUARESIMA (Lc 13, 1-9)

In quel tempo riferirono a Gesù un fatto:
alcuni Galilei erano stati uccisi da Pilato.
E lui disse: <<Non erano certo
più malvagi di tanti altri,
ma se non vi convertite,
è il destino anche di voialtri>>.
E così quelli morti sotto una torre crollata,
ma anche chi non si converte
la sua vita è rovinata.
Poi raccontò la parabola del fico sterile,
che il vignaiolo cercava di rendere fertile.
Per tre anni il padrone non aveva visto frutto,
e ormai era deciso a tagliarlo del tutto.
Il vignaiolo lo convinse ad un ultimo tentativo,
per vedere se quell'albero diventava produttivo.
La pazienza del padrone
gli concesse un altro anno,
e con cura lo potò, ma i frutti poi verranno?




4^ DOMENICA QUARESIMA (Lc 15, 1-32)

Pubblicani e peccatori a Gesù andavano per ascoltare,
mentre scribi e farisei continuavano a mormorare.
Per loro era uno scandalo trovarsi con quei peccatori,
e allora una parabola Gesù raccontò per i loro cuori.
Un uomo buono e ricco aveva con sè due figli
e un giorno il più giovane gli creò scompigli:
voleva avere subito la sua parte di eredità,
senza vergognarsi di così tanta avidità.
Il padre, a malincuore, fece i conti e lo accontentò,
e quel figlio, dalla sua famiglia, subito si allontanò.
Andò in un altro paese, estremamente lontano
e là sperperò tutto, finchè si trovò nel pantano.
Arrivata nel paese anche una grande carestia,
andò a pascolare i porci, ma la sua mente era restia.
Per la fame desiderava mangiare il cibo di quei maiali,
ma nessuno si preoccupava dei suoi bisogni materiali.
Allora tornò in sè, e a casa sua pensava,
dove, per ogni servo, certo il pane non mancava.
Pensò che poteva tornare, a casa di suo padre,
e per lui lavorare, in una delle tante squadre.
Sapeva di avere sbagliato, con il padre e con Dio,
e al suo nome di figlio, era pronto a dire addio.
Alzatosi prontamente, si mise in cammino,
verso la casa del padre, che era sempre più vicino.
Egli lo vide per primo, quando era ancora lontano,
e il cuore gli si strinse, di un amore sovrumano.
Gli corse incontro e lo baciò, senza più aspettare
che il figlio, vergognandosi, iniziasse a balbettare.
Il giovane, allora, ammise la sua colpa,
e di questo peccato, solo sè stesso incolpa.
Ma il padre chiama i servi, perchè vuole festeggiare,
donare un anello al figlio, e nuove vesti da indossare.
Poi fare un gran banchetto, con il vitello ingrassato,
perchè quel figlio perduto è stato ritrovato.
Nel mezzo della festa, tornò il figlio maggiore
e ad uno dei servi, chiese il motivo di tanto clamore.
Il servò gli raccontò che la festa era per il fratello,
e per lui, tornato salvo, si mangiava un bel vitello.
Allora quel figlio grande ne restò indignato
e a casa sua non voleva entrare come invitato.
Al padre rimproverava di non aver mai avuto niente,
nemmeno un capretto, per far festa con della gente.
Invece il figlio giovane, che gli aveva disobbedito,
ora veniva festeggiato e da tutti applaudito.
Il padre gli ricordò che ogni cosa cui teneva,
era anche sua, perchè alla famiglia apparteneva.
Ma nel giorno in cui ritorna a casa un fratello,
bisogna festeggiare tutti: è un evento troppo bello.










5^ DOMENICA QUARESIMA (Gv 8, 1-11)

Gesù stava, tutto il giorno, nel gran tempio,
e la gente a lui andava, per udire buon esempio.
Ma gli scribi e farisei erano lì per curiosare,
e un sistema cercavano, per farlo condannare.
Una donna, gli portarono, di adulterio accusata,
e a lui proponevano, che venisse lapidata.
Insistevano per sapere la risposta alla domanda:
è giusta l'antica legge, che l'uccisione comanda?
Gesù chino a terra, non si stava a preoccupare,
con il dito lui scriveva, e poi stava ad aspettare.
Ma poichè insistevano, disse allora, lui pacato:
<<Inizi a gettar pietre,
chi tra voi non ha peccato>>.
Poi chinatosi, di nuovo, scriveva a terra,
ma la gente, poco a poco, l'idea afferra.
Nessuno di loro, la poteva condannare,
avendo molte colpe, da farsi perdonare.
Allora, dai vecchi ai giovani, tutti se ne vanno,
Gesù e la donna, soli alla fine, se ne stanno.
E ora Gesù dice alla donna, con infinito amore:
<<Va', torna a vivere, senza colpa nel cuore>>.



DOMENICA DELLE PALME (Lc 19, 28-40)

In quel tempo, Gesù saliva alla città santa,
ormai prossimo alla festa, che tutti incanta.
Quando fu vicino al monte degli ulivi,
due discepoli inviò, a fare i preparativi.
In un villaggio accanto, c'era un asino legato,
che il padrone, al Maestro, non avrebbe negato.
Su quel puledro gettarono i loro mantelli,
e intanto attorno si riunivano numerosi confratelli.
Erano pieni di gioia per l'arrivo del Signore,
che lodavano a gran voce e con tutto il cuore.
Lodavano Dio per i prodigi compiuti,
e Gesù, come un re, per i miracoli veduti.
E mentre lui a Gerusalemme si avvicinava,
la folla entusiasta, con palme e ulivi, lo osannava.
Gridava: <<Gloria a Dio, nell'alto dei cieli,
e benedetto tu, che così bene ce lo riveli>>.
Anche le autorità presenti erano stupite,
e di un tale saluto persino inorridite.
Ma Gesù andò avanti sicuro su quella via,
che il tempo era giunto, proprio a quel crocevia.
Osanna al Figlio di Davide, dicevano i bambini,
e le loro voci erano come un coro di cherubini.
Benedetto al re che viene, nel nome del Signore,
e a nessuno era mai stato dato un tale onore.
Se avessero taciuto loro, avrebbero parlato i sassi,
per dire a tutti che il Signore benediva i suoi passi.








FESTA DI PASQUA (Gv 20, 1-9)

Nel giorno dopo il sabato, e di buon mattino,
Maria andò al sepolcro, che era in un giardino.
Vedendo la pietra, che era stata ribaltata,
pensò che la tomba di Gesù, era stata violata.
Corse a dirlo agli amici, e a Pietro in particolare,
che insieme all'altro discepolo, andò a verificare.
Correvano tutti e due, e il cuore batteva forte,
specie quando a terra, videro le bende sciolte.
Poi sulla pietra, videro il modo in cui era piegato
il candido sudario, che era posto sul suo capo.
Da tutte quelle cose, videro e credettero,
e finalmente i loro cuori, al mistero cedettero.
Ma non avevano ancora compreso,
in pieno la scrittura,
che parlava della sua resurrezione,
dopo tre giorni addirittura.



2^ DOMENICA DI PASQUA (Gv 20, 19-31)

Era la sera di quella prima Pasqua solenne
e nel cenacolo, a porte chiuse, Gesù venne.
Si fermò tra gli apostoli, mostrando il costato,
poi le mani, che i chiodi avevano devastato.
Ma la sua voce familiare non esprimeva tristezza,
disse: <<Pace a voi>>, con infinita dolcezza.
I discepoli gioirono, al vedere il Signore,
la sua presenza riportò nuova vita nel loro cuore.
Poi alitò su loro il soffio dello Spirito Santo,
dandogli un compito, che li lasciò d'incanto:
perdonare i peccati, dell'intera umanità,
era un impegno sacerdotale, questa capacità.
Tommaso, che mancava, alla prima apparizione,
credere non poteva, alla loro narrazione.
Solo toccare con mano, la sua carne tanto amata,
l'avrebbe fatto convinto, di una cosa così esagerata.
Otto giorni dopo, Gesù tornò a porte chiuse,
perchè a Tommaso, le palpebre fossero dischiuse.
Disse: <<Guarda le mie mani, e lo squarcio evidente
così tu sarai, finalmente, un credente.
La tua fede è grande, ma basata sul vedere,
beato chi la possiede, senza nulla intravedere>>.
E Tommaso fu convinto, che era lui, proprio Dio,
non aveva più parole, disse solo: <<Signore mio>>.
Questo e altri segni, Gesù mostrò ai suoi fedeli,
perchè a tutti quanti, il lieto messaggio trapeli:
il Figlio di Dio, con l'Amore, ha voluto l'uomo salvare
e chi crede in lui, la sua vita potrà trovare.













3^ DOMENICA DI PASQUA (Gv 21, 1-19)

Sul mare di Galilea, un'altra volta Gesù si mostrò,
e la prima chiesa, con la sua presenza si rinsaldò.
Erano andati, sette discepoli, ancora a pescare,
senza il Maestro, cosa fare, se non lavorare?
Come il primo giorno, che l'avevano incontrato,
quegli stanchi lavoratori, nulla avevano pescato.
Ma senza riconoscerlo, lo videro sulla riva,
che a gettare le reti, di nuovo suggeriva.
E quando, obbedienti, fecero quanto diceva,
una pesca miracolosa, di nuovo si vedeva.
Allora lo riconobbero, per primo colui che amava,
e Pietro, per raggiungerlo, in acqua si buttava.
Appena giunti a terra, videro un fuoco acceso
e Gesù, che li invitava, a portare il pesce preso.
Poi diede a tutti, pane e pesce da mangiare
e fare domande, nessuno di loro poteva osare.
Sembrava ancora impossibile, vederlo lì risorto,
ma era proprio lui, il Signore, che dava conforto.
Terminato di mangiare, Gesù chiese a Simone
se, più degli altri, per lui avesse devozione;
poi di nuovo chiese se era grande il suo amore,
tanto da riempire, completamente, il suo cuore;
infine, di nuovo, chiese se gli voleva tanto bene,
sapendo che il suo cuore portava grandi pene.
Tre volte Pietro rispose: "SI", a quella domanda,
ma la sua voce si faceva sempre più blanda.
Rimase addolorato, di quella domanda ripetuta,
come se la risposta non fosse quella voluta.
Ma Gesù gli confermò, tre volte la sua fiducia,
sapendo che nel cuore aveva amore che brucia.
Gli disse: <<Pasci gli agnelli
e le pecore del mio gregge,
dei fratelli sarai guida, e colui che sorregge>>.
Ma da giovane sei andato, dove tu hai voluto,
invece da vecchio non sarai, altrettanto risoluto.
Dovrai stendere le braccia, che molto peseranno,
e andare docilmente, dove altri ti porteranno.
<<Ma tu vieni e seguimi>>, disse Gesù alla fine,
e Pietro fu pronto, a superare ogni confine.




4^ DOMENICA DI PASQUA
(Gv 10, 27-30)

Un giorno, a Gerusalemme, Gesù fu interrogato,
perchè a Dio, buon pastore, sè aveva paragonato.
Allora disse: Le mie pecore ascoltano la mia voce,
sulla strada mi seguono, e nulla loro nuoce.
Io le conosco e dò loro la vita eterna,
mai si perderanno, lontano dalla casa paterna.
Nessuno potrà rapirle dalla mia mano,
a proteggerle c'è un amore sovrumano.
E' quello del Padre che è più grande di tutti,
ora e sempre voi ne godete i frutti.
Vi dico: Io e il Padre siamo una cosa sola,
con tutte le opere viste, credete alla mia parola.












5^ DOMENICA DI PASQUA (Gv 13, 31-35)

La sera del giovedì santo,
finita l'ebraica cena pasquale,
Gesù lasciò ai discepoli
quest'ultimo messaggio spirituale:
<<E' ora il momento
che il Figlio dell'uomo viene glorificato
e in questo giorno,
Dio la sua gloria, avrà manifestato.
Ancora un poco io resto con voi,
amico e compagno,
ma dopo di oggi, avrete da me
il massimo guadagno.
Vi lascio e a voi dò
questo nuovo comandamento,
di ogni cosa che farete
sarà l'aureo fondamento:
amatevi tra voi
come io vi ho molto amato,
per questo sono venuto
e l'esempio vi ho lasciato.
Da questo sapranno, che miei discepoli siete,
dall'amore e l'amicizia, che tra di voi avrete>>.


6^ DOMENICA DI PASQUA (Gv 14, 23-29)

Durante l'ultima cena, mentre si avvicina il suo passaggio,
Gesù parla ai discepoli e lascia questo forte messaggio:
Se mi amate, osservate i miei insegnamenti
e del Padre mio ascoltate i suoi comandamenti.
Le parole che ho detto sono del Padre che mi ha mandato
e quando uno le ascolta, dal Padre mio sarà amato.
Vi dico che con il Padre, in quell'uomo dimoreremo,
e nell'amore, ogni giorno, noi ci manifesteremo.
Quando poi verrà lo Spirito Santo Consolatore,
ogni cosa insegnerà, presa dal Padre Creatore.
Sarà mandato dal Padre, e verrà nel mio nome,
per ricordarvi, anche dopo, ogni mia narrazione.
E vi lascio la pace, vi dò la mia pace,
che viene da Dio, non dal mondo fugace.
Dopo queste parole, non sia turbato il vostro cuore,
di quanto dovrà succedere, non abbiate timore.
Vi ho detto: <<Vado al Padre>> e se voi mi amate,
di questa cosa bella, anche voi vi rallegrate.
Ve l'ho detto adesso, prima che tutto accada,
perchè poi crediate, e la mente si persuada.






ASCENSIONE DEL SIGNORE
(Lc 24, 46-53)

Un'ultima volta Gesù parlò
ai discepoli nel cenacolo,
aprendo la loro mente
alle scritture, come per miracolo.
Infatti era scritto che Cristo
doveva patire e risorgere,
e così a tutte le genti
la salvezza venisse a porgere.
Nel suo nome saranno predicati
la salvezza e il perdono,
cominciando da Gerusalemme,
per poi estendere questo dono.
Di tutto questo i discepoli
sono i primi testimoni
e rivestiti dello Spirito Santo,
scacceranno anche i demoni.
Poi li condusse fuori, sulla strada per Betania,
e da lì a poco, alla loro vista si estrania.
Alzate le mani, diede loro la benedizione,
poi tornò al cielo, lasciandoli in adorazione.
E quando infine tornarono nella città santa,
pieni di gioia, avevano il cuore che canta.
Stavano sempre nel tempio, lodando il Signore,
pregare e ringraziare Dio era il più grande onore.







FESTA DI PENTECOSTE
(Gv 7, 37-39)

Mentre era a Gerusalemme,
in un giorno di grande festa,
Gesù si alza tra i discepoli
e questa scrittura manifesta:
<<Venga a me, chi ha sete e crede,
poi fiumi di acqua viva lui possiede>>.
Questo disse, riferendosi allo Spirito,
ricevuto dai credenti e da lui scaturito.
E in quel momento lo Spirito non era ancora donato,
perchè Gesù non era stato, con la croce, glorificato.










SANTISSIMA TRINITA' (Gv 16, 12-15)

Molte cose vorrei ancora dire,
che però voi non potreste capire.
Ma quando lo Spirito Santo verrà,
alla verità tutta intera vi guiderà.
Egli non parlerà da sè stesso,
ma alle cose future vi darà accesso.
Dirà tutto ciò che dal Padre ha udito,
e annuncerà ciò che io ho custodito.
Egli mi glorificherà e con me il Padre celeste,
ciò che è del Padre è anche mio,
così lo conosceste.


CORPUS DOMINI (Lc 9, 11-17)

Del regno di Dio, Gesù parlava alle folle
e molti che erano malati, guarire egli volle.
Poi quando il giorno cominciò a declinare,
quella folla i discepoli volevano congedare.
Il posto attorno era brullo e deserto,
chi restava lì, la fame avrebbe sofferto.
Invece lì vicino c'erano campagne e villaggi,
dove trovare riparo, cibo e altri vantaggi.
E gli apostoli si stupirono del suo parlare,
quando lui disse: <<Dategli voi da mangiare>>.
Gli risposero che avevano i pani e pesci di un ragazzo,
un niente per le migliaia, che c'erano in quello spiazzo.
Ma Gesù li fece sedere a gruppi di cinquanta,
come se pochi o tanti, non avesse importanza.
Poi prese i pani che qualcuno aveva offerto
e li benedisse, levando gli occhi al cielo aperto.
Li spezzò e li diede ai discepoli per essere distribuiti,
finchè tutti gli uomini, donne e bimbi fossero nutriti.
E quel poco pane e pesce così moltiplicato,
tutta quella gente aveva pienamente saziato.
Ne avanzarono addirittura dodici ceste,
un ricco dono per quelle persone modeste.












10^ TEMPO ORDINARIO (Lc 7, 11-17)

Un giorno Gesù andò a Nain, piccolo paese,
e molta folla lo seguiva, con grandi attese.
E quando fu vicino alla porta di quel villaggio,
un ben triste corteo stava facendo passaggio.
Era morto l'unico figlio di una madre ormai sola,
e molta gente era con lei, ma niente la consola.
Quando la vide, il Signore ne ebbe compassione,
le disse: "Non piangere", e fermò la processione.
Andò vicino e toccò dove era posto il ragazzo,
gli disse: "Alzati", e ci fu molto imbarazzo.
Ma come se quello dormisse, si alzò a sedere,
incominciò a parlare e molte cose voleva sapere.
Allora Gesù lo prese e lo riconsegnò alla madre,
mentre la gente intimorita, glorificava Dio Padre.
Ringraziavano che un grande profeta era venuto,
e di nuovo, Dio il suo popolo aveva sostenuto.
La fama di questo fatto si sparse nella regione,
e molti malati lo cercavano, per avere guarigione.



11^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 7,36 - 8,3)

A casa di un ricco fariseo, un giorno Gesù fu invitato
e saputolo, una donna vi andò, con olio profumato.
Accarezzò i piedi del Signore con lacrime e capelli,
e con l'olio li profumò, perchè la fatica si cancelli.
Simone, il fariseo, che la conosceva come peccatrice,
pensava che il Maestro allontanasse quella meretrice.
Ma Gesù volle dargli un altro insegnamento,
che servisse per tutti, come buon giovamento.
Gli raccontò di un creditore che aveva condonato
il debito che due uomini gli avevano lasciato.
Ma uno doveva cinquanta e l'altro cinquecento,
chi poteva essere più felice, di un tale trattamento?
Simone, come tutti, giudicò giustamente,
poi Gesù gli mostrò un significato più esigente.
E' certo vero che a chi molto viene perdonato,
sarà tra i due il più riconoscente e affezionato.
Così a quella donna che aveva molto peccato,
era ora perdonato, perchè aveva molto amato.
Aveva accolto Gesù con lacrime di pentimento,
poi con baci e olio prezioso, mostrava struggimento.
Invece Simone, ricevendo quell'ospite di riguardo,
non aveva dato acqua, nè un premuroso sguardo.
Poi disse alla donna: "I tuoi peccati sono rimessi,
va in pace, come se non li avessi mai commessi".
La tua fede ti ha portato alla salvezza,
e da oggi avrai una nuova giovinezza.
A quelle sue parole la gente attorno discuteva,
che perdonare i peccati solo Dio poteva.
Poi in altri villaggi annunciava la buona novella,
che il regno di Dio è vicino e ogni male cancella.
Con lui c'erano sempre anche i dodici chiamati,
e da alcune donne venivano ogni giorno aiutati.
C'erano Giovanna, Maria, Susanna e altre ancora,
che con i loro beni davano sostegno e sicura dimora.










12^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 9, 18-24)

Un giorno, in un luogo scelto per pregare,
i suoi discepoli Gesù volle interrogare.
Alla domanda: <<Chi sono io per la gente?>>
dissero: "Elia, Giovanni o un profeta risorgente".
Allora chiese: <<Ma voi chi dite che io sia?>>
e solo Pietro rispose: "Di Dio, tu sei il Messia".
Una tale certezza non poteva essere annunciata
prima di percorrere la strada stretta già segnata.
Il Figlio dell'uomo doveva ancora soffrire molto,
venire ucciso e risorgere, dopo tre giorni sepolto.
E anche il discepolo che seguirlo voleva,
rinnegare sè stesso e portare una croce doveva.
Così chi vuole salvare la vita, invece la perderà,
ma chi la perde per seguire Lui, certo la salverà.



13^ TEMPO ORDINARIO (Lc 9, 51 - 62)

Mentre Gesù si dirigeva verso la capitale,
pur sapendo che la città sarebbe stata fatale,
in un villaggio di samaritani stava per entrare,
ma quelli si rifiutarono e non lo vollero ospitare.
Giacomo e Giovanni sdegnati per una tale offesa,
volevano che dal cielo una punizione fosse scesa.
Ma Gesù li rimproverò di quelle parole vendicative,
poi si incamminò, mostrando loro altre prerogative.
A uno incontrato, che lo voleva dovunque seguire,
disse che uccelli e volpi hanno casa,
ma lui neanche dove dormire.
A un altro che, prima, voleva il padre seppellire,
rispose di non indugiare, e prontamente venire.
E a chi chiedeva di congedarsi dai familiari,
rispondeva e ammoniva come se fossero avversari.
Disse: "Non è adatto al regno di Dio chi guarda indietro,
mette mano all'aratro, poi si ferma e volge retro".









14^ TEMPO ORDINARIO (Lc 10, 1-12/17-20)

Un giorno tutti i discepoli, che erano settantadue,
Gesù li mandò in ogni paese, inviati a due a due.
Disse loro: "La messe è molta e gli operai pochi,
perciò il padrone della messe, è bene si invochi.
Io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi,
non portate nulla e sulla strada nessuno saluti.
Quando entrate in una casa, portate la pace,
e se quelli l'accolgono, essa non sarà fugace.
Restate in quella casa, mangiate ciò che hanno,
sarà la vostra mercede, ciò che vi porgeranno.
Quando in un paese vi ascoltano prontamente,
curate i malati e annunciate il regno imminente.
Se poi una città non vi accoglie e vi disprezza,
dite del regno vicino e tornate senza amarezza.
Avvisateli che di Dio voi portate la salvezza,
un giorno quel rifiuto causerà molta durezza".
Alla fine i discepoli tornarono dal Signore,
tutti pieni di gioia e con parole di stupore.
Anche i demoni obbedivano al nome di Gesù
e il diavolo, come folgore, dal cielo cadeva giù.
Il Signore aveva dato ogni potere sul nemico,
persino di lottare contro il male più antico.
Ma più che rallegrarsi per la vittoria sui demoni,
disse di gioire, perchè in cielo erano i loro nomi.


15^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 10, 25 - 37)

Un dottore della legge fece a Gesù una domanda:
per avere la vita eterna, cosa si raccomanda?
E Gesù gli chiese cosa dalla legge è prescritto,
cosa nel gran libro era esattamente scritto.
Quello rispose citando il bel comandamento
che sull'amore verso tutti aveva il suo fondamento:
<<Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore
e il prossimo tuo, che ti è pari in valore>>.
La risposta molto bella piacque al Signore,
che lo lodò e incoraggiò a farsene imitatore.
Ma quello, che si voleva anche giustificare,
chi era il suo prossimo, provò a domandare.
Allora Gesù raccontò di un uomo sfortunato,
che lungo il viaggio, nei briganti era incappato.
Quei ladri lo percossero e spogliarono di ogni cosa,
poi mezzo morto lo lasciarono, sulla strada faticosa.
Per caso un sacerdote, che veniva da Gerusalemme
lo vide e oltrepassò, proseguendo lemme lemme.
Anche un levita del sacro tempio, giuntogli vicino,
lo vide e passò oltre, proseguendo il cammino.
Invece un samaritano, che sulla strada era in viaggio,
ne ebbe compassione, vedendolo al suo passaggio.
Gli andò vicino, lo curò, e fasciò le sue ferite,
poi sull'asino caricò le sue forze ormai sfinite.
Lo portò a una locanda e di lui si prese cura,
poi pagò l'albergatore, perchè ne avesse premura.
Finito il suo viaggio, da quell'uomo sarebbe tornato
e quanto speso in più, egli avrebbe poi saldato.
Allora Gesù chiese chi al ferito era stato prossimo,
perchè un giorno, come lui, interessati fossimo.
ll dottore della legge di nuovo rispose giustamente:
prossimo è chi lo ha aiutato, compassionevolmente.
Anche Gesù diede di nuovo la sua risposta:
"fa' anche tu lo stesso", ed è per tutti la proposta.




16^ TEMPO ORDINARIO (Lc 10, 38 - 42)

Lungo il suo cammino,
Gesù entrò in un villaggio
e in una casa di amici,
si riposò del suo viaggio.
Lo accolse all'entrata
una donna di nome Marta,
che ristoro voleva offrire,
prima che lui si diparta.
C'era anche la sorella,
che Maria si chiamava,
ai suoi piedi era seduta,
la sua parola ascoltava.
Marta, tutta presa dai molti preparativi,
si rivolse al Signore, lamentando i suoi motivi.
Voleva che Gesù dicesse a Maria di aiutare,
invece di lasciarla lì, tranquilla ad ascoltare.
Era doveroso, per la sorella, che in casa aiutasse
e invece Gesù era come non se ne curasse.
Ma il Signore riprese Marta dolcemente,
perchè anche lei vivesse più tranquillamente.
Aveva ansia e agitazione
per molte cose da fare,
ma una sola importante
lei doveva imparare.
Maria aveva già scelto
ciò che era migliore:
stare in ascolto e vicini
al Maestro e Signore.
Questa è l'unica cosa
essenziale veramente,
ciò che porta la pace
e che dura eternamente.




17^ TEMPO ORDINARIO (Lc 11, 1 - 13)

Un giorno, dopo aver a lungo pregato,
Gesù dai suoi discepoli era appena tornato,
quando uno di quelli gli chiese di insegnare,
come altri maestri, il modo di pregare.
Allora subito suggerì la più bella invocazione
da rivolgere al Padre in ogni occasione,
dicendo: <<Padre, il tuo nome sia santificato
e il Regno da te voluto, sia presto realizzato;
donaci ogni giorno il pane di cui abbisogniamo
e perdonaci le colpe, chè anche noi perdoniamo;
non lasciarci cadere nella facile tentazione,
ma liberaci dal male e da ogni disperazione>>.
E per raccomandare tanta perseveranza,
persino al di là di ogni buona creanza,
raccontò di un amico andato a scomodare,
di notte, il vicino, per poter domandare
qualche pane da offrire ad un ospite arrivato,
non avendo lui in casa niente di preparato.
Quell'uomo non voleva rompere il riposo,
alzarsi e accontentare quell'amico noioso,
ma più dell'amicizia potè l'insistenza,
a farlo convinto e vincere ogni resistenza.
Così anche voi chiedete e vi sarà dato,
cercate ogni giorno finchè avrete trovato,
bussate e vi sarà aperto prontamente,
perchè chi cerca, trova sicuramente.
Quale padre, se il figlio chiede un pane,
donerà una pietra o altre cose malsane?
E se l'uomo cattivo dà cose buone ai figli,
tanto più lo fa Dio e ciò non meravigli.
Il Padre celeste darà subito lo Spirito Santo
a chi lo domanda, per averlo sempre accanto.




18^ TEMPO ORDINARIO (Lc 12, 13-21)

Un giorno un uomo, con gran serietà,
si affidò al Signore per la sua eredità;
chiedeva che il fratello dividesse i suoi beni,
ma Gesù non voleva parlare di terreni.
Era questione da giudice o normale mediatore,
e a cose più importanti sollecitava il Signore.
Bisognava guardarsi da ogni umana avidità,
perchè la vita non dipende da tanta comodità.
E per far capire questo semplice concetto,
raccontò di un uomo e del suo progetto.
Era un uomo ricco, con campagna e grandi beni,
e pensava di ingrandire i magazzini ormai pieni;
poi realizzata quest'idea con grande cura,
molti anni, la sua vita, vedeva prospera e sicura.
Ma mentre lui pensava solo alla ricchezza,
Dio lo chiamava verso un'altra grandezza.
E quella sera stessa la sua vita sarebbe finita,
allora dove portava la sua opera così accanita?
A chi andava quel che aveva accumulato,
chi godeva di quanto aveva così preparato?
Perciò è stolto chi cerca tesori tutti personali,
e non arricchisce davanti a Dio e negli ideali;
la sua esistenza potrà finire all'improvviso
e resterà solo ciò che è stato condiviso.



19^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 12, 32 - 48)

Un giorno il Signore volle incoraggiare
i suoi discepoli a non lasciarsi preoccupare
dal fatto di essere poveri e senza legami
per aver seguito Dio e i suoi richiami.
Chi ascolta il Padre ha un tesoro in cielo
e questo capirà chi accoglie il suo vangelo.
Il Padre ha donato a tutti un regno d'amore
e questo bel tesoro si trova nel suo cuore.
Bisogna essere pronti per accogliere il Signore,
che passa ogni giorno e chiama tutte le ore.
Beati sono quelli che egli trova preparati,
a una grande e bella festa saranno invitati.
Egli passa improvviso, inatteso come un ladro,
ma per chi lo attende, sarà un incontro leggiadro.
E siccome Pietro chiese se parlava a tutti quanti,
il Signore gli rispose e chiarì andando avanti.
Se un padrone ha un servitore buono e saggio,
cui affida i propri beni quando parte per un viaggio,
vorrà ben ricompensare con premi e grandi onori,
il servitore fedele, che adempie ai suoi lavori.
Ma se il servo tradisce la fiducia del suo padrone,
gozzovigliando e maltrattando ad ogni occasione,
al ritorno, improvviso, a casa del suo signore,
quel servo sarà punito, e con estremo rigore.
Poichè era a conoscenza del volere del padrone,
la sua condotta malvagia non avrà giustificazione.
Invece chi sbaglia, ma per scarsa conoscenza,
sarà punito anch'egli, ma con grande clemenza.
Così a chi viene dato molto da custodire,
molto viene anche chiesto, da restituire;
e a chi è dato molto, per talento e autorità,
molto viene chiesto, come segno di fraternità.








20^ TEMPO ORDINARIO (Lc 12, 49 - 53)

Un giorno, ai suoi discepoli e ascoltatori,
Gesù raccomandò di non pensare a facili onori:
<<Sono venuto a portare il fuoco sulla terra
e vorrei che fosse già qui, che vi afferra.>>
Non crediate che io porti nel mondo la pace,
ma un impegno che non a tutti piace.
E allora nei luoghi di tradizionale unione,
con me arriverà una chiara separazione.
Anche in una famiglia di sole cinque persone,
si creerà tra loro una normale opposizione;
saranno in tre contro due e due contro tre,
quel che prima legava, adesso più non c'è.
Sarà padre contro figlio e figlio contro padre,
e la figlia obbediente, sarà contro sua madre.
La moglie rispettosa sarà contro il marito,
perchè oltre ogni cosa, vale ciò che io addito.



21^ TEMPO ORDINARIO (Lc 13, 22 - 30)

Gesù insegnava dentro città e villaggi,
andando verso Gerusalemme e i suoi paraggi.
Un tale gli chiese quanti si salvavano
e Gesù rispose per quanti ascoltavano:
<<Sforzatevi di entrare per la porta stretta,
perchè molti cercheranno, ma in maniera scorretta.
E quando il padrone chiuderà quella porta,
sarà inutile bussare, l'entrata non sarà estorta.
Chiederanno al Signore di aprire prontamente,
ma lui risponderà: "Non vi conosco, veramente".
Diranno di aver mangiato alla stessa mensa
e di aver onorato, nelle piazza, la sua presenza.
Ma lui dichiarerà, senza ombra di dubbio,
che tra loro non c'è stato alcun connubio.
Come può quel Signore buono e giusto,
aprire la sua casa a chi opera nell'ingiusto?
Ci potrà essere alla fine così tanta liberalità,
da far entrare chi ha agito con iniquità?
E quelli vedendo la presenza dei profeti,
pronti all'ingresso nel regno che gli competi,
saranno nella rabbia o nel colpevole pianto,
ma verranno cacciati, senza sincero rimpianto.
Invece molti arrivati da vie traverse,
da nord a sud, per cento strade diverse,
siederanno a mensa nel Regno di Dio,
dove entra, per amore, non soltanto l'uomo pio.
Ed ecco molti, tra gli ultimi arrivati,
per verità e giustizia, saranno i primi onorati,
invece alcuni, tra i primi che sono giunti,
entreranno per ultimi, per i meriti raggiunti>>.




22^ TEMPO ORDINARIO (Lc 14, 1. 7-14)

A casa di un fariseo, Gesù era stato invitato,
così un sabato andò da lui, lì avrebbe pranzato.
La gente tutta attorno,
lo osservava attentamente
e Gesù guardava gli invitati
scegliere i primi posti, naturalmente.
Allora disse a tutti una semplice parabola,
ispirata da quel modo normale di stare a tavola.
<<Quando sei invitato a nozze da qualcuno,
scegli dove stare e sedere, in modo opportuno.
Non metterti al primo posto,
quello più importante,
per non esserne allontanato,
in maniera umiliante,
se ci fosse un altro, invitato ragguardevole,
cui il posto è destinato, dal padrone autorevole.
Invece a quella festa, tu mettiti all'ultimo posto,
in modo da non avere nessun sottoposto,
così davanti a tutti ne avrai onore e merito,
quando ti avvicinerà il padrone benemerito,
per invitarti ad andare più vicino, più avanti,
riconoscendoti così tra i suoi amici più importanti.
Perchè chi si esalta, verrà invece umiliato,
ma chi si umilia, sarà per questo esaltato>>.
Poi disse al fariseo che lo aveva invitato:
<<Se vuoi fare un pranzo bello e nobilitato,
non invitare amici, parenti e ricchi vicini,
per avere poi in cambio doni e patrocini;
invita invece poveri e storpi, zoppi e ciechi,
e altra gente che nessun vantaggio ti arrechi,
e sarai beato perchè non hanno da ricambiare,
nè nulla che tu desideri, da poter scambiare.
Riceverai invece la tua ricompensa in altro modo,
quando per ogni giusto
arriverà il lieto approdo>>.



23^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 14, 25 - 33)

Siccome molta gente lo seguiva sulla strada,
Gesù li avvertì della cosa che meno aggrada,
ma che viene richiesta al discepolo onesto,
che vuole seguire in tutto il suo vero Maestro:
preferire il Signore alla casa, amicizie e parenti,
lasciare madre e padre, per vivere in altri ambienti,
staccarsi dai fratelli, per seguire la propria via,
pensare a moglie e figli, insieme a Dio tuttavia.
Al discepolo è chiesto il distacco da ogni cosa,
anche da sè stessi e da una vita orgogliosa,
per portare ciascuno la croce affidata,
e seguire il Maestro sulla strada indicata.
E per spiegare meglio, a una parabola ricorre,
dicendo che chi vuole costruire una torre,
inizia prima a calcolarne tutti i costi e la spesa,
vedendo se ha i mezzi per concludere l'impresa;
perchè, altrimenti, se inizia e non finisce il lavoro
sarà da tutti deriso e non nè avrà alcun decoro.
Così pure un re, che deve muoversi per la guerra,
prima esamina un aspetto che ben si afferra:
se può affrontare, con le forze che possiede,
l'avversario che contro di lui, deciso procede;
altrimenti userà un'altra saggia strategia,
cercando la pace, con accorta diplomazia.
Così per essere discepoli bisogna mettere in conto
la rinuncia ai propria averi, senza nessuno sconto,
misurare le proprie forze prima di incamminarsi,
per non dovere poi, a metà, del sacrificio lagnarsi.




24^ TEMPO ORDINARIO (Lc 15, 1 - 32)

A Gesù si avvicinavano i peccatori per ascoltare
e di ciò scribi e farisei iniziarono a mormorare,
perchè parlava e mangiava con gente disonesta,
che in ogni buona società risulta indigesta.
Allora raccontò a tutti una piccola parabola,
talmente bella da sembrare una favola,
di un pastore con 100 pecore nel gregge,
di cui si preoccupa e con amore protegge.
Un giorno una di queste si allontana e si perde,
per andare alla ricerca di un'erba più verde,
ma il pastore non la lascia da sola nel deserto,
abbandonata ai pericoli e ad un destino incerto;
lasciate le altre pecore al sicuro nel recinto,
la cerca dappertutto, dall'affetto è sospinto,
finchè non la trova e fa festa tutto contento,
chiama gli amici a condividere il suo sentimento.
Così in cielo c'è più gioia e motivo di far festa,
per un solo peccatore che al perdono si appresta,
piuttosto che per 99 giusti che sono già salvati,
e seguono il cammino, anche se non arrivati.
E pensate a una donna con 10 monete preziose,
se ne perde una, inizia ricerche affannose,
spazza la casa, e anche di notte cerca,
guarda ovunque, finchè conclude la ricerca.
Quando la trova, chiama le amiche per far festa
e con tutte le vicine, la sua gioia è manifesta.
Così c'è grande gioia in cielo tra gli angeli e i beati,
per chiunque si converte, con propositi rinnovati.
E' questa la gran festa che Dio vuol celebrare:
trovare chi è perduto e la sua vita rinnovare.



25^ TEMPO ORDINARIO (Lc 16, 1 - 13)

Gesù raccontò la parabola di un amministratore
che era stato accusato di essere uno scialacquatore;
il padrone lo chiamò a presentare il rendiconto,
per poi andarsene da lì, dopo l'ultimo confronto.
Allora l'amministratore, disonesto ma avveduto,
colse l'occasione di non restare solo e sperduto,
chiamando i debitori del suo ricco padrone,
per ridurre i loro debiti, con una buona motivazione:
avere da questi, una perenne riconoscenza,
ed essere trattato con una certa benevolenza,
quando in seguito, senza casa nè lavoro,
sarebbe andato a bussare da costoro,
per chiedere vitto e magari assistenza,
non per meriti, ma almeno per compiacenza.
Il padrone di quell'uomo lo lodò per la scaltrezza,
per avere, nell'avversità, agito con prontezza.
L'astuzia è più frequente in chi fa vita mondana,
mentre un figlio della luce la conosce alla lontana.
Così chi dispone di una iniqua ricchezza,
si procuri veri amici e con grande larghezza,
perchè quando questa, verrà un giorno a cessare,
essi lo accolgano in cielo, dove andrà a bussare.
Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto,
e chi è disonesto, lo è ovunque, anche se assolto.
Chi dunque vi affiderà l'autentica bellezza,
se anche con pochi beni avete agito con stoltezza?
E chi vi lascerà padroni di un gran tesoro,
se come custodi, non avete avuto alcun decoro?
Non c'è servo che può servire a due padroni:
o amerà l'uno e odierà l'altro e i suoi sproni,
oppure disprezzerà uno e si affezionerà all'altro,
secondo ciò che ama e desidera, peraltro.
Così anche voi non potete servire Dio e la ricchezza,
sappiatelo ogni giorno, con assoluta franchezza.




26^ TEMPO ORDINARIO (Lc 16, 19 - 31)

Gesù raccontò la parabola di un uomo ricco
che si vestiva con splendore, da potente di spicco.
Ogni giorno banchettava, a casa sua, lautamente,
con servi e cortigiani che ubbidivano prontamente.
C'era alla sua porta anche un povero mendicante,
Lazzaro era il suo nome, per tutti insignificante;
bramava di sfamarsi con gli scarti della tavola,
per lui una pagnotta sarebbe stata una favola;
era coperto di piaghe e di ulcere ripugnanti,
che facevano allontanare anche quelli più affranti;
gli venivano vicino solo i cani, come lui randagi,
per leccargli le ferite, non avendo altri assaggi.
Un giorno, il povero, morì a quella dura vita,
e in cielo, dagli angeli, la felicità gli fu servita.
Morì anche il ricco e, con grandi spese, fu sepolto,
ma dal buio e i tormenti, nell'inferno, fu avvolto.
Vide allora, da lontano, la felicità dell'alto cielo,
Abramo e Lazzaro vicini, tra loro neanche un velo.
Allora gridò a loro perchè avessero, di lui, pietà,
dandogli una goccia d'acqua, per pura carità;
perchè si trovava nella tortura di una fiamma
e qualunque gesto buono, riduceva il suo dramma.
Ma Abramo gli ricordò che i suoi beni aveva avuti,
durante la sua vita, e li aveva solo lui goduti.
Non aveva visto in Lazzaro la sua vita tormentata,
ora non poteva spartire la sua gioia ritrovata.
Inoltre un grande abisso li separava anche lassù,
come erano già stati divisi, nella vita di laggiù,
perchè gaudenti e spensierati non possono lasciare
la vita che hanno scelto e i tormenti abbracciare.
E' vero per chi considera i beni una ricchezza,
ma anche per chi gode solo dell'eterna bellezza.
Allora chiese ad Abramo di mandarlo dai fratelli,
ad ammonirli subito, per non avere gli stessi flagelli.
Ma il patriarca disse che non serviva un emissario,
perchè già Mosè e i profeti dicevano il necessario.
L'uomo insistette che i profeti non erano ascoltati,
ma un risorto che parla ai vivi, li avrebbe toccati.
Ma Abramo gli disse che quel miracolo incredibile
era vano ed inutile, con l'uomo impassibile.
E chi non ascoltava i profeti del Dio vivente,
neppure ad un morto sarebbe stato credente.





27^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 17, 5 - 10)

Gli apostoli chiesero al Signore, come dono perfetto,
che aumentasse la loro fede, sentendosi in difetto.
E Gesù rispose che ne bastava un bruscolo,
quella di un granello di senapa minuscolo,
per dire ad un gelso di sradicarsi dalla terra
e mettere radici in mare, come fosse una serra.
E se ad una fede minima una pianta ha obbedito,
basta tale fede per fare miracoli, è garantito.
Chiese poi se uno, al servo mandato a lavorare,
nel campo di grano o con il gregge a pascolare,
gli dirà la sera al ritorno dal suo duro lavoro:
"Vieni a tavola con me, a prendere ristoro?"
Gli dirà invece: "Preparami adesso da mangiare,
rimboccati la veste e al servizio non tardare,
poi quando io avrò finito di bere e banchettare,
anche tu potrai cibarti e le bevande assaggiare".
Si ritiene forse il padrone, verso il servo obbligato,
perchè ha fatto il suo lavoro e si è anche sbrigato?
Così anche voi, quando tutto avrete compiuto,
secondo quanto ordinato e da sempre conosciuto,
dite semplicemente: "Siamo solo poveri servitori,
quanto fatto era dovuto, senza premio nè onori".




28^ TEMPO ORDINARIO (Lc 17, 11 - 19)

Mentre era in viaggio,
verso Gerusalemme e dintorni,
Gesù si fermò in Samaria e Galilea alcuni giorni.
Entrando in un villaggio lo fermarono 10 lebbrosi,
che da distante lo chiamavano, con urli dolorosi.
Dicevano: "Gesù, Maestro, abbi pietà di noi"
e, con fiducia aspettavano, cosa succedeva, poi.
Appena li vide, il Signore li mandò dai sacerdoti,
che i risanati attestavano,
anche nei posti più remoti.
E mentre erano in cammino, si trovarono guariti,
prima ancora che nel tempio fossero compariti.
Uno di loro, vedendosi con meraviglia sanato,
tornò indietro lodando Dio,
che lo aveva miracolato.
Poi, ai piedi di Gesù, non smetteva di ringraziare,
da quel giorno la sua vita poteva ricominciare.
Ma Gesù, vedendo solo lui, che era samaritano,
si meravigliò per gli altri 9, ormai andati lontano.
Erano infatti tutti e 10, allo stesso modo guariti,
ma gli altri 9 erano assenti
ed ingratamente spariti.
Uno soltanto, il più lontano e a tutti straniero,
lodava Dio per i suoi doni, e ne era molto fiero.
Allora disse all'uomo: "Alzati e va' sicuro in pace,
la tua fede ti ha salvato, nel modo più verace".



29^ TEMPO ORDINARIO (Lc 18, 1 - 8)

Per mostrare la forza di una preghiera costante,
Gesù raccontò la parabola di una vedova pressante,
che abitava nella città di un giudice disonesto,
che ignorava Dio, e ogni altra giustizia, del resto.
La vedova andava dal giudice ogni giorno dell'anno,
per chiedere giustizia, un riparo al suo danno.
Al giudice non interessava, non ascoltava nemmeno
ma dopo un po' fu convinto, dall'insistenza almeno.
Non gli importava di Dio, nè di ciò che era giusto,
ma solo di far cessare quel quotidiano trambusto.
Fece giustizia alla donna, così come lei chiedeva,
per non essere più disturbato, da lei che insisteva.
E se tanto ottiene l'insistenza e la costanza,
anche dal giudice disonesto, pieno di tracotanza,
quanto più ascolta Dio la preghiera dei suoi eletti,
che gridano giorno e notte e sono da lui prediletti.
Per questo non sarà lunga la loro fiduciosa attesa,
Dio farà giustizia a tutti, con la sua bontà estesa.
Ma il Figlio, quando verrà di nuovo a giudicare tutti,
troverà la fede sulla terra, o soltanto grandi lutti?




30^ TEMPO ORDINARIO (Lc 18, 9 - 14)

Disse ancora una parabola a chi si credeva giusto
e gli altri guardava con disprezzo e disgusto.
Due uomini salirono al tempio per pregare,
un fariseo e un pubblicano, aspettate a giudicare.
Il fariseo stava in piedi e pregava dentro di sè:
"Signore, ti ringrazio, per come hai fatto me;
perchè non sono come gli altri, ladri e disonesti,
nè come tanti adulteri, o questi pubblicani funesti.
Digiuno attentamente due volte la settimana
e pago offerte al tempio, oltre alla tassa romana.
Il pubblicano, invece, si era fermato a distanza,
messosi in disparte, vedeva il cielo in lontananza.
Si batteva il petto e accusava i suoi peccati,
chiedeva perdono a Dio dei suoi torti smaccati.
Allora Gesù disse che il sincero pubblicano
tornò a casa assolto anche del male più arcano,
mentre il fariseo, così superbo e orgoglioso,
giudicando, mancava di vero spirito religioso.
Così chi si esalta, sarà invece umiliato,
ma chi si umilia, sarà da Dio esaltato.




31^ TEMPO ORDINARIO
(Lc 19, 1 - 10)

Entrato Gesù a Gerico,
la città attraversava,
ed un uomo, di nome Zaccheo,
da lontano guardava.
Voleva vedere chi fosse Gesù,
di cui gli avevano parlato,
ma, basso di statura, non vedeva,
in quel posto affollato.
Allora corse sulla strada dove doveva passare,
salì su un sicomoro e da lì cominciò a scrutare.
Quando giunse sul luogo, proprio sotto quella pianta,
Gesù alzò lo sguardo e fermò la folla, tutta quanta.
Disse: "Zaccheo, scendi, perchè oggi mi devo fermare,
proprio a casa tua, come ospite, per festeggiare".
Zaccheo scese in fretta e lo accolse con esultanza,
ma il resto della gente mormorò della circostanza.
Dicevano: E' andato ad alloggiare da un peccatore,
ed ad un maestro di giustizia ciò non faceva onore.
Ma Zaccheo alzatosi, disse al Signore con fermezza:
"Averti nella mia casa dona al mio cuore leggerezza;
per questo voglio dare metà dei miei beni ai poveri,
e se ho frodato risarcirò 4 volte, senza rimproveri".
Gesù gli rispose: "Oggi qui è entrata la salvezza,
in questa casa che mi accolse con grande fierezza;
perchè anche tu, Zaccheo, sei figlio di Abramo
e a seguirmi, verso il Padre, anche te chiamo.
Il Figlio dell'uomo è venuto, infatti, a cercare
ciò che era perduto e che bisognava salvare".





32^ TEMPO ORDINARIO (Lc 20, 27 - 38)

A Gerusalemme, prima di Pasqua,
andarono da Gesù dei sadducei,
che non credevano nella vita eterna,
come invece gli altri ebrei.
Allora per sostenere le loro idee con la logica,
gli posero una questione pratica, quasi ironica.
La legge di Mosè prevedeva per ogni famiglia
che il parente di un defunto la sua sposa piglia,
se dal matrimonio non sono nati dei figli,
così che il deceduto abbia eredi che gli somigli.
Allora, in una casa c'erano 7 fratelli da sposare,
poi il primo prese moglie, come si usava fare.
Quando morì, senza avere una discendenza,
il secondo sposò la vedova, secondo la credenza.
Ma anche lui, e poi tutti gli altri successivi fratelli,
morirono presto, dopo averla sposata in giorni belli.
Alla fine morì anche la donna per vecchiaia
e allora si pone un dubbio che interessa migliaia:
nella vita eterna di chi quella donna sarà la sposa,
se tutti e 7 hanno avuto con lei una vita affettuosa?
Rispose Gesù, a proposito di quella domanda
e di tante altre richieste, cui la questione rimanda,
che i figli di questo mondo prendono moglie e marito,
ma non così colui che nell'altra vita è inserito;
se è degno del paradiso e di risorgere dai morti,
nell'altro mondo non avrà nè termine nè consorti,
perchè i risorti sono figli di Dio, quindi figli viventi
e come gli angeli del cielo, è certo lassù si diventi.
E che i morti risorgono, lo sa Mosè davanti al roveto,
quando chiama il Signore con il suo nome consueto,
Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe,
e parlava di viventi, lui stesso lo riconobbe.
Infatti Dio non è dei morti, ma solo dei viventi,
perchè tutti vivono per lui, a partire dai credenti.




33^ TEMPO ORDINARIO (Lc 21, 5 - 19)

Mentre alcuni parlavano della bellezza del tempio,
Gesù disse: "Di queste pietre si farà presto scempio,
non ne resterà intatta, bella e sacra, neppure una,
di quest'opera che adesso grandi folle raduna".
Allora i discepoli chiesero quando sarebbe accaduto
e quale sarebbe stato il primo segno convenuto,
ma Gesù rispose di non lasciarsi ingannare
da molti falsi profeti che provano a tentare,
a farsi seguire come fossero pastori e maestri,
parlando all'uomo di sconvolgimenti terrestri.
"Non seguite chi vi parla di guerre e rivoluzioni,
dicendole necessarie per togliere le tentazioni,
ma non temete quando le vedrete accadere,
è nell'ordine delle cose che debbano scadere.
Molte cose verranno prima dell'ultimo giorno,
molte lotte tra i popoli e carestie tutte attorno,
terremoti dovunque e battaglie tra le potenze,
segni grandi nel cielo e per l'uomo terribili esperienze.
Ma queste cose non sono le ultime e altro capiterà,
anche di essere perseguitati per la propria carità.
E a causa del mio nome vi prenderanno con violenza,
davanti a re e tribunali turberanno la vostra coscienza.
Ma sarà anche occasione per rendere testimonianza
alla verità e giustizia, dovunque ed in ogni circostanza.
Mettetevi bene in mente di non difendervi da soli,
io vi darà lingua e sapienza, alta più di molti voli;
allora le parole stupiranno ogni vostro avversario,
non resisterà, alla ragione, alcun discorso contrario.
E sarete traditi anche dai genitori e parenti,
fratelli e amici vi consegneranno, indifferenti.
A causa del mio nome sarete odiati da tutti,
alcuni tra voi saranno messi a morte e distrutti.
Ma siate certi che neppure un capello si perderà,
e la vostra perseveranza, l'anima vi salverà".





CRISTO RE (Lc 23, 35 - 43)

Mentre Gesù, sulla croce, stava tra i due ladroni,
il popolo guardava, in silenzio tra i suoi padroni.
I capi lo schernivano, con l'ultima tentazione,
scendere dalla croce, come divina affermazione.
Aveva salvato altri, poteva ben salvare sè stesso,
specialmente se era lui, il Cristo di Dio promesso.
Anche i soldati, che offrivano aceto per il dolore,
lo schernivano a parole, per viltà e rancore.
Lo chiamavano, con disprezzo, il sovrano degli Ebrei,
sul suo capo una scritta: "Questi è il re dei Giudei".
Anche uno dei briganti, pure lui appeso in croce,
lo insultava e derideva, per il suo dolore atroce.
Pretendeva, come altri, una salvezza immediata,
dal Cristo che poteva cambiare quella pena odiata.
Ma l'altro ladro rimproverò quelle sue parole ingiuste,
ingiustificabili sempre, anche nelle prove più anguste,
che offendevano Dio ed un uomo innocente,
condannato, ma di male non aveva fatto niente.
Poi gli disse: "Gesù, ricordati anche di me,
quando nel tuo regno entrerai come un re".
E il Signore rispose, a quello strano credente:
"Oggi sarai con me, nel paradiso splendente".



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